2019
Luciano Mateias

Tutto è mutevole

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La mente umana è il più grande mistero che l’uomo abbia mai incontrato. Ogni persona, a modo suo, possiede delle caratteristiche che la rendono indistinguibilmente viva e reale. I sogni di noi terrestri, tuttavia, non hanno nulla a che fare con la realtà, bensì sono frutto di un’irrefrenabile fantasia che ci trasporta e ci libera dalla gravità e dal peso della quotidianità per mostrarci una bellezza che normalmente sarebbe invisibile ai nostri occhi. Queste distorsioni della realtà permettono all’individuo di immergersi in quel vasto luogo che tutti noi chiamiamo immaginazione, dove tutto è possibile e niente è impensabile. La nostra vista, infatti, si limita a vedere l’ambiente circostante in modo concreto, per come effettivamente appare, e con il tempo perdiamo l’abilità di soffermarci sui piccoli dettagli.

Nonostante le capacità della mente umana sembrino essere infinite, spesso ci ritroviamo a mettere in discussione anche le cose più basilari, che consideriamo essere le fondamenta della società. Nel corso dei secoli il modo di relazionarsi e le nostre competenze sono radicalmente cambiati, e così è accaduto anche per le relazioni umane. Siamo pieni di dubbi, non sappiamo distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato e ci sforziamo di restare a galla in un mondo in costante movimento.

Sin dagli albori dei tempi l’essere umano, fragile e mortale, non riuscì a immaginare di essere solo un piccolo frammento in un enorme puzzle, la vita sulla Terra doveva pur avere un qualche significato, così pensava. La risposta a tutto venne trovata nella religione, nella credenza che una o più divinità ultraterrene avessero pieno controllo sull’universo e sul corso degli eventi. Queste entità, esistenti solamente all’interno dell’astrazione della mente umana, diedero uno scopo per cui vivere alla gente. Ecco perché, quando le malattie e le carestie decimarono intere popolazioni, la fede verso un qualcosa di più grande mantenne in vita le persone.

Nel corso dei secoli, però, grandi filosofi svilupparono idee più concrete e terrene. L’uomo cominciò a essere visto come una creatura infelice e irrazionale, che non sa accettare la realtà e attribuisce i propri meriti alla volontà divina e, così facendo, sminuisce le proprie capacità.
Il filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel nel XVIII secolo introdusse una propria definizione dell’Assoluto secondo cui il concetto di infinito, per essere definito tale, non può esistere al di fuori del finito. Egli credeva che i due termini potessero vivere in perfetta armonia e che la faticosa vita dell’uomo avesse bisogno di essere continuamente ostacolata in modo da poter progredire. Questa concezione del mondo risulta essere fondamentalmente ottimistica e concreta; Hegel, infatti, vede l’essere terreno come una creatura limitata, capace di volere illimitatamente, che aspira a un’esistenza senza fine pur essendo cosciente della propria mortalità.

Con l’avvento di tecnologie sempre più nuove il genere umano ha espanso i propri confini, creando così dei dispositivi infinitamente complessi, dotati di un pensiero talmente materialista e preciso da non lasciare spazio ad alcuna forma di astrazione o illusione. Queste macchine non sono in grado di pensare al di fuori della logica con cui sono state create né tanto meno di comprendere cosa si cela dietro ai comportamenti irragionevoli e insensati dei loro creatori.
Animale Razionale. Questa è la definizione che Aristotele, uno dei più grandi e antichi padri del pensiero filosofico, ha coniato per il genere umano.
‘Animale’, che interagisce con l’ambiente e prova emozioni e sentimenti, capace di elevare il proprio pensiero oltre le nuvole e le stelle, lontano da una Terra che tenta di trattenerlo attraverso una forza concreta ma, al contempo, invisibile. L’uomo si adatta ai cambiamenti, non riesce a vedere ciò che ha davanti agli occhi perché la sua attenzione è tutta riposta su qualcosa di più lontano, un qualcosa che solamente lui riesce a idealizzare. Questo perché la mente umana possiede una logica tutta sua, sempre se così la si può chiamare. Nulla è sistematico, tutto è mutevole, razionalità e irrazionalità, così come caos e ordine, si muovono su due strade parallele, distanti e vicine ma, non per questo, diverse. Il pensiero di una persona viaggia ad alta velocità e senza una meta ben precisa, per questo motivo si ritrova spesso a voler cambiare direzione, ignorando completamente chiunque sulla propria strada e causando incidenti sul proprio cammino.
‘Razionale’, su due piatti di una bilancia che in un eterno squilibrio non porta pace all’animo, costantemente afflitto e pieno di dubbi, in cerca di una pace interiore. Utopico e fuori portata, quel luogo in cui il silenzio regna su ogni altra voce, come il vasto spazio che ci separa dai corpi celesti sopra le nostre teste. Lassù, a portata della nostra vista, nascono e muoiono migliaia di astri, osservatori di altre galassie che, incuriositi dalla nostra natura impulsiva, splendono come dei fari per una nave, in attesa di essere raggiunti da temerari esploratori.
Ci sono più cose in Cielo e in Terra, di quante ne sogni la nostra filosofia.

Note:
Le strade parallele rappresentano la coscienza e la logica umana, destinate a non incontrarsi mai.
Le macchine che viaggiano lungo queste due strade non sono altro che i pensieri di noi umani, veloci e imprevedibili.
Le stelle nel cielo tendono all’infinito, a differenza delle due strade perennemente terrene, vincolate dalla forza astratta della natura.