2019
Riccardo Sartori

Prigioniero del Proprio Mondo

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«Non c’è mondo per me al di là delle mura di Verona:
c’è solo purgatorio, c’è tortura, lo stesso inferno;
bandito da qui, è come fossi bandito dal mondo;
e l’esilio dal mondo vuol dir morte.»

Verona. Una città meravigliosa, ospita monumenti come l’Arena e il Ponte Pietra e tutta una serie di bellezze che tolgono il fiato, anche se viste solo con occhio distratto. Non è a caso se viene lodata da tantissima gente illustre: Dante Alighieri definì il suo soggiorno a Verona durante l’esilio il migliore e William Shakespeare creò molte vicende e personaggi veronesi. Ovviamente questo è vero anche per gli stessi abitanti della città, che amano girovagare per le varie piazze del centro in compagnia di una folla di turisti e altri veronesi.
Ma cosa succederebbe se fossero forzati a uscire dalla loro amatissima Verona? Cosa succederebbe se dovessero allontanarsi dalla città dove sono nati e cresciuti? Se uno deve andare fuori per un breve lasso di tempo, come per una vacanza, sarebbe anche contento, ma se uno fosse esiliato o dovesse comunque separarsi dalla propria città natale per un periodo esteso di tempo, l’idea sarebbe a dir poco drammatica. Si è forzati a lasciare le proprie conoscenze, i propri amici, i propri nemici, la stessa immagine di se stesso, tutto a Verona. Si è forzati a lasciare il proprio mondo a Verona, e ad essere abbastanza aperti da conoscerne uno di nuovo. Prima di uscire dalla propria città natale, Verona era il loro mondo, e per loro non vi è mondo al di là delle mura di Verona.
Tuttavia, questo non accade solo con la nostra città. Se siamo tanto abituati a qualsiasi cosa, abbiamo paura di un cambio drastico e improvviso perché non sappiamo cosa ci aspetta una volta variate le nostre abitudini. In questa vita, a volte così monotona, siamo riusciti ad adattarci a routine giornaliere, settimanali, mensili e persino annuali. Appena finita un’attività guardiamo la nostra agenda per prepararci alla prossima. Facciamo così ora dopo ora, giorno dopo giorno, tanto che non riusciamo più quasi a guardare cosa c’è al di fuori di questa uniformità. E quando accade un imprevisto talmente grande da farci rivalutare l’ordine e la tempistica delle nostre abitudini? Quando dobbiamo inserire qualcosa di completamente nuovo, che magari non sapevamo neanche esistesse? Andiamo nel panico, ci facciamo migliaia di scenari su cosa e come accadrà. Stiamo rifiutando di incorporare l’ignoto nella tranquillità delle nostre abitudini, di accettare qualcosa che potrebbe cambiarci la vita, cambiarci il mondo. Ma il tempo non si ferma solo perché lo vogliamo noi, e dovremo affrontare l’evoluzione che ci è stata posta davanti, prima o poi, in un modo o nell’altro. Eventualmente accetteremo questa variazione, accettandola nella nostra vita o modificando la nostra vita perché si adatti al cambiamento.
Siamo sempre come Romeo, contenti e a nostro agio nel nostro mondo, nella nostra Verona, che non possiamo pensare cosa ci sia al di fuori. Non ci serve neanche, tanto convinti siamo di rimanere in questo nostro paradiso per sempre. Ma iniziamo a non capire più niente appena dobbiamo uscire forzatamente dalla nostra città, iniziamo a esplodere. Tuttavia dopo un po’ ci calmiamo, capiamo che possiamo adattarci a un ambiente completamente diverso, anche se a poco a poco. Quando lasciamo il nostro mondo e accediamo al resto dello spazio, smettiamo di essere quello che eravamo una volta e ci evolviamo per incastrarci perfettamente in un territorio estraneo. Se prima eravamo una persona che girovagava per la vastità della propria terra, ora saremo una stella che girovagherà per la vastità dello spazio.
Cambiare è difficile per tutti noi, ma è necessario anche per acquisire nuove esperienze. Sarebbe molto più comodo vivere in una bolla, infischiandosene di quello che accade all’esterno, ma una vita del genere può essere paragonata a quella di un prigioniero. Per crescere bisogna imparare, e per imparare bisogna cambiare. Non si impara nulla se si è esposti alle stesse cose per sempre.