2018
Diego Cecato

Prigione a tubo catodico

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Siamo la nuova generazione, la terza dopo l’ultimo conflitto mondiale, senza dubbio quella più fortunata degli ultimi 70 anni: non abbiamo subito la fame del dopoguerra e abbiamo sempre avuto tutto quello che volevamo.
Non abbiamo ricostruito nulla, al massimo abbiamo innovato, partendo comunque da basi sicure e senza dover fare troppe rinunce o sacrifici.

Siamo cresciuti assieme all’evoluzione tecnologica, i computer, gli smartphone e internet. Qualcuno di noi addirittura ha visto nascere tutto questo e ha avuto la possibilità di utilizzarlo fin da tenera età.
Ci hanno definiti “Y Generation”, “Millennials”, “Next Generation” e “Net Generation”, solo perchè siamo nati tra la fine degli anni 80 e i primi anni del ventunesimo secolo nel pieno boom tecnologico ed informatico.
Ci muoviamo in punta di click, non abbiamo mai fatto una ricerca in biblioteca e siamo abituati alla gratificazione istantanea del “tutto e subito”.
Siamo impazienti per natura, anche se abbiamo a portata di mano tutte le informazioni del mondo perdiamo la pazienza se un sito internet ci mette più di 4 secondi a caricare.
Ogni giorno ci muoviamo con tutta la musica del mondo nelle orecchie, tutti i film del mondo nel computer e tutti i libri del mondo nel nostro Kindle.
Eppure, nonostante tutte queste possibilità e tutte queste fortune acquisite per nascita, siamo dei moderni schiavi in una prigione, ed in parte, forse, ne siamo coscienti.
Molti di noi sono giovani depressi.
Fatichiamo a riempire il tempo libero con del valore, valore che possiamo usare per costruire qualcosa per il nostro futuro.
Tante, spesso troppe, cose da fare e paradossalmente troppo tempo libero che non abbiamo la più pallida idea di come riempire.
Possiamo fare ciò che vogliamo eppure siamo pigri.
Negli ultimi 20 anni ci siamo inventati tante nuove tecnologie per sentirci impegnati e connessi agli altri: Youtube, Facebook, Instagram…Tutti strumenti senza dubbio utili ed interessanti, ma che spesso ci limitano nella nostra creatività e nella nostra “visione d’insieme”.
Viviamo la nostra vita stringendo relazioni digitali che spesso non ci arricchiscono e ci fanno solo sentire inadeguati e fuori dal gruppo.
Ma non abbiamo cominciato noi.
Non è solo colpa nostra come spesso ci dicono “gli adulti”.
A dirla tutta forse le basi fallaci della situazione in cui ci troviamo partono proprio dagli adulti stessi che tanto ci criticano raccontandoci “quanto era bello quando si giocava nei prati e non c’erano gli smartphone”.
La prima prigione l’hanno costruita (e accettata come normalità) loro, noi abbiamo solo apportato qualche piccola variazione, ma nulla di diverso da quello che affascinava loro alla nostra età.
Una prigione a tubo catodico, luminosa, fantastica ed affascinante.
Vedere il mondo attraverso uno schermo è ancora oggi una magia.

Tutto appare diverso da quello che spesso è, forse a causa dei troppi filtri che utilizza chi crea i contenuti che ci vengono somministrati ogni giorno.
Spesso infatti ci troviamo a guardare passivamente dei contenuti che ci convincono che in America la polizia è formata da tipi cazzuti, integerrimi e dediti al dovere, oppure ci ingannano dicendoci che l’Australia è l’Eden per i giovani che vogliono lavorare, tutta feste e stipendi alti.

Questo quando ci va bene.
Nei casi peggiori provano a convincerci che l’italiano medio è un fannullone volgare analfabeta che però ha charme, perchè perfettamente curato nell’apparenza.
Nel nostro intimo sappiamo che non è così, ma piano piano ci stiamo abituando ad accettare tutto questo come “normalità”.
Tutte queste informazioni più o meno deviate ci hanno portato ad una frammentazione interna.
Una frammentazione di spirito, in cui la nostra personalità si plasma in base a quello che vediamo sui vari schermi con cui interagiamo ogni giorno che non segue quello che realmente siamo ed ignora il nostro bambino interiore.
Quello era un figo! Curioso e con tanta voglia di imaparare.
Sembrerà banale, ma da piccoli era tutto più naturale: usavamo il nostro tempo e la nostra fantasia al massimo, senza sprecare un singolo secondo.
Non ne eravamo forse pienamente coscienti, ma in fondo al nostro animo giocoso, sapevamo che ogni secondo perso non sarebbe mai più tornato indietro.
Così ci divertivamo con poco, facevamo collezioni di sassi colorati, dipingevamo paesaggi fantastici con le tempere, smontavamo le cose per capire quale strana magia le facesse funzionare.
Poi crescendo ci siamo adattati e piano piano, col passare degli anni, ci siamo incupiti conformandoci a quella prigione che ci donava facili illusioni in cambio di due cose: fantasia e personalità.
Facendo questo abbiamo lasciato che le informazioni proposte dai vari media ci sovrascrivessero, uniformandoci.
Apparentemente ognuno di noi aveva una “divisa” diversa dall’altro, alcuni input esterni erano in comune, altri no, ma alla fine eravamo tutti figli dei media e degli schermi che ogni giorno ci imboccavano ed appiattivano.
Ora che siamo entrati o ci stiamo approcciando al mondo degli adulti abbiamo messo da parte tutti i sogni nel cassetto, anche quelli più strani e strampalati, che ci permettevano di sognare, di essere bambini dentro. Ci siamo adattati.
Non è stato difficile, tutti si adattavano, anche quelli venuti prima di noi, soprattutto loro. Sono stati i primi a propinarci i programmi spazzatura in prima serata.
I primi a dire “guarda e taci”.
In questo modo oltre alla nostra fantasia ci siamo liberati anche del senso critico, accettando per buono e giusto tutto quello che veniva fuori dallo schermo, perchè era così che si doveva fare, nessuno ci aveva mai insegnato il contrario.
Ma cambiare è ancora possibile. Dobbiamo crederci, con tutte le forze. Siamo ancora in tempo per tornare in possesso di noi stessi.
Dobbiamo solo fare un piccolo sforzo, dobbiamo cambiare il punto di vista, dobbiamo trasformare uno svantaggio in un vantaggio.

Solo utilizzando tutti i fantastici strumenti che abbiamo a disposizione in modo attivo possiamo riappropriarci del nostro bambino interiore, andando noi per primi a sovrascrivere con la nostra personalità tutte le informazioni a cui siamo sottoposti ogni giorno.
In fondo, anche questa è “Estetica del Codice”.