2019
Angelo Xia

Piccola Carpa

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MAESTRO, VORREI SAPERE COME VIVONO I PESCI NEL MARE. COME GLI UOMINI SULLA TERRA: I GRANDI SI MANGIANO I PICCOLI.
Cit. William Shakespeare

Per questa opera mi è stato chiesto d’ispirarmi a una frase di Shakespeare. La frase che ho scelto e mi ha impressionato di più è quella riportata qui sopra in grassetto.
In questa frase si paragona la società umana a quella animale, in entrambe vige una legge: quella del più forte. Nella società umana con più forte ci si riferisce a chi possiede il potere politico o economico o militare, mentre nel mondo animale, di solito, è il più grosso a prevalere. Un’altra somiglianza tra gli uomini e gli animali è il potere e la forza alla nascita. In natura o nella società nessuno può decidere chi o cosa si è alla nascita, nasciamo tutti limitati da ciò che abbiamo. Tuttavia, sia la società che la natura lasciano degli spiragli o delle occasioni di speranza che se vengono colti permettono di trasformarci e cambiare stile di vita. La natura permette di evolverci, migliorare e difenderci così che un piccolo pesce venga temuto anche dai più feroci predatori, ma soprattutto ci permette di pensare. Per raggiungere e aggrapparci a queste occasioni bisogna prima impegnarsi, superare ostacoli e anche rischiare. La mia opera racconta proprio questo: il duro lavoro e la forza di andare avanti nonostante gli ostacoli.
Un vecchio mito cinese racconta di una piccola carpa, la più piccola delle carpe che viveva nel fiume giallo. Le carpe del fiume erano molto popolari e per questo cacciate. C’era una leggenda sulle carpe e su un cancello misterioso a monte del fiume giallo, che poteva trasformare la carpa attraversava il cancello in un drago, ma non era mai stata
trovata, perciò non c’era nessuno a credere nella leggenda; tranne la piccola carpa che decise di partire e cambiare il destino del suo popolo. Per raggiungere la fonte del fiume la piccola carpa iniziò a nuotare contro corrente nel fiume con grande lentezza, ma avanzava. Lungo la strada i pescatori cercarono di catturarla, prima per prenderla in giro per il suo Obbiettivo, poi continuarono per la paura, la paura che potesse raggiungere il piccolo spiraglio e trasformarsi. Un giorno arrivarono ad avvelenare il fiume pur di ucciderla e la carpa vide il veleno, ma continuò ad avanzare senza esitazione, ciò commosse il Dio delle acque che purificò il fiume per fargli continuare il suo viaggio.
Dopo mesi di fatiche e ostacoli la piccola carpa raggiunse il cancello e provò a saltare oltre il cancello alto centinaia di metri, saltava, saltava e saltava, con tutta le sue forze. Le persone che la videro la presero in giro, ma il pesce semplicemente li ignorò e continuò a saltare, saltare e saltare. Passarono giorni e notti, e il pesce continuò a saltare, finché un giorno commosse il dio delle acque che vide la carpa esausta per il continuare a saltare e le diede una mano, alzò le onde, facendola arrivare all’altra parte del cancello. Appena ci passò sopra la carpa si trasformò in un magnifico drago e divenne il protettore del fiume e simbolo di speranza. In questo mito viene raccontato tutto ciò che ho citato prima, la carpa va avanti, correndo rischi e anche se non riesce subito a saltare la cascata, continua a provare finché alla fine ci riesce.
Si lascia scivolare addosso i giudizi degli altri e non si fa influenzare. Il suo viaggio è stato per lo più solitario, ma il suo impegno ha convinto altri ad aiutarlo a raggiungere il suo scopo. Anche se in quest’opera e in questo mito non viene mostrato, bisogna ricordarsi che si è in una società, perciò non si è mai da soli, non siamo mai gli unici a perseguire un obbiettivo, quindi e molto facile trovare un compagno o un alleato. Un vecchio proverbio cinese parla di come anche un drago deve abbassare la testa in una tana di serpenti, perché anche se un serpente non gli può far nulla, migliaia lo possono abbattere.
La trasformazione del drago nella mia opera si svolge all’alba, con un nuovo giorno e un nuovo noi.