2018
Riccardo Mantovani

Ordnung und chaos

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“ORDNUNG UND CHAOS” ossia Ordine e Caos, rappresenta, nel mio caso la contrapposizione tra due diversi paesi: Italia e Germania.
Essa però può valere anche per altre situazioni in qualsiasi ambito.
I due concetti, di caos e di ordine, descrivono, a prima vista, due situazioni opposte.
Ma in realtà i due aspetti coesistono: esiste dell’ordine nel caos e del disordine nell’ordine.
Tutto nasce da un viaggio in Germania e dall’impressione più che mi è rimasta al ritorno.
Mi ha impressionato il fatto che in quel paese, la civiltà si basa sul rispetto delle regole e sull’ordine, che a volte qui in Italia non viene seguito.
Le città tedesche sono sempre pulitissime, con abitazioni molto ordinarie e ripetitive e persone molto rispettose.
Al contrario, qui in Italia non è proprio così.
Infatti in alcune città si può trovare sporcizia ovunque, le abitazioni sono per lo più uniche, diverse tra loro, con alcune persone che si comportano in modo scortese e che non rispettano le leggi dello stato.
Il caos, a differenza dell’ordine, porta a pensare al di fuori degli schemi e quindi alla creazione di realtà che non verrebbero mai pensate da chi si trova in un ambiente ordinato, perché appunto l’ordine e le regole ad esso correlato ristringono il campo visivo alle persone, riducendone sicuramente la fantasia e alterando la percezione del mondo di una persona.
L’ordine come in molti ambienti, è utile anche nell’ ambiente lavorativo, e comporta molti limiti che permettono alla società di vivere in modo sereno.
Mentre un mondo che è per lo più disordinato avrà più libertà e quindi più possibilità di creare oggetti o pensieri fuori dagli schemi, in qualsiasi ambito.
Tale approccio ha conseguenze sia positive sia negative.
Positive come la creazione di stupendi quadri, nuove ricette di cucina, invenzioni in campo scientifico etc…, e negative come nel caso di rubare, uccidere, non seguendo quindi le regole imposte dalla legge e creando così un danno alla società.
I due approcci, però, sono quasi sempre collegati tra loro.
Se esistesse solo il caos tutto sarebbe distrutto in un mondo incontrollabile, mentre, se la società si basasse solo sull’ordine non ci sarebbe questa diversità tra i paesi e le civiltà sarebbero tutte troppo simili l’una all’altra, così da perdere tutta questa originali caratteristiche a cui siamo abituati.
Il quadro è stato pensato in modo da avere due parti “separate”, da una linea invisibile al centro dell’opera, per fare capire la differenza tra l’ordine e il caos.
L’opera è procedurale, perché le linee nella parte del caos vengono prodotte in modo randomico, per sottolineare il fatto che il caos porta a pensare fuori dagli schemi e sempre in modo diverso, mentre nell’ordine sarà tutto molto simile o uguale infatti le linee sono statiche.
I colori che rappresentano l’opera sono il nero dello sfondo ei colori dell’arcobaleno nel caso delle linee dell’ordine, mentre in quello del caos colori casuali del modello HSB.
Tale differenza è per portare a pensare a come l’ordine segue uno schema ben preciso come può essere quello dell’arcobaleno, mentre nel caos tutto è lasciato al caso.
Però trovandosi l’uno vicino all’altro, danno un senso di unione reciproco, uno indispensabile all’altro, infatti anche se in modo randomico i colori del caos sono presenti in quelli dell’ordine solo che appunto non seguendo uno schema preciso di lunghezza e colore, sembrano differenti ma che in realtà hanno molto in comune.
L’ordine è rappresentato dalle linee verticali che sono monotone, hanno la stessa misura e sono alla stessa distanza una dall’altra, uniformi.
Mentre le linee che rappresentano il caos sono posizionate in modo totalmente casuale, hanno una lunghezza variabile, scelta anche questa in modo random, non seguendo uno schema ben preciso e ogni volta che verrà avviato il programma queste linee andranno a formare una nuova “opera” (solo nella parte del caos).
Tale distinzione non è però netta: i due temi si affiancano sullo stesso piano, si fondono, in modo da far capire che sono collegati tra loro e quindi che sono indispensabili l’uno all’altro.