2019
Nadia Dallago

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Una breve storia Zen che mi colpì da ragazza racconta di un monaco che si imbatté in una tigre. Appena la vide il pover’uomo si mise a correre, e giunto ad un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica che spuntava dalla roccia e si lasciò penzolare oltre l’orlo.
La tigre lo fiutava dall’alto.
Tremando l’uomo guardò giù, dove, in fondo all’abisso, un’altra tigre lo aspettava.
Soltanto la vite lo reggeva. Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite. Fu allora che il monaco scorse accanto a sé una bellissima fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l’altra spiccò la fragola.
Com’era dolce!

Feci mia questa storia e in alcuni momenti “impegnativi” della mia vita riuscii a trovare una “piccola fragola” ed apprezzarne la bontà.
Poi scordai la parabola zen.
Qualche mese fa mi venne raccontata nuovamente da un maestro di arti marziali. Anche in quel contesto il messaggio che il maestro voleva comunicare era quello di porre l’attenzione sulle cose belle per viverle ed apprezzarle: il famoso “qui ed ora”.
Secondo l’interpretazione classica, infatti, le due tigri rappresentano il passato ed il futuro. Il ramo di vite è la nostra vita ed i topi il tempo che passa. Solo la fragola è il presente: da apprezzare perché unico.
Cominciai rileggere la parabola con occhi diversi. Non mi piaceva l’idea di pensare al passato ed al futuro come a delle tigri pronte a divorarci. Il tempo non è esterno a noi, noi siamo nel tempo: noi siamo le tigri ed allora, perché avene paura?
Le paure sono altre: sono quelle incertezze che non riusciamo a tollerare, sono quelle parti di noi che non riusciamo a razionalizzare. Le nostre paure siamo noi quando, guardandoci allo specchio, non riusciamo ad accettarci.
La tigre è il coraggio ed il coraggio è naturale perché è dentro di noi dal primo momento della nostra vita. Avete mai provato a guardare un cucciolo? Appena può si avventura con curiosità verso il mondo che lo circonda, non ha timore, è coraggioso!
La tigre adulta sprona il cucciolo al gioco, alla simulazione della lotta, gli insegna a cacciare e a sopravvivere. Lo aiuta a non perdere quella forza istintiva che lo rende unico e libero.
La tigre adulta risveglia in esso gli aspetti migliori della propria natura: cacciare solo per mangiare, combattere solo per la sopravvivenza, rispettare le altre specie…
Ma allora perché la tigra insegue il monaco? Io vedo nel monaco la rappresentazione della paura che, proprio perché tale, fugge dal coraggio e ci fa attraversare la vita di corsa impedendoci di guardare la bellezza di quella foresta ricca di esperienze, di incontri, di “cose buone” che sono il nostro mondo.
È la paura che ci impedisce di individuare le insidie ed i pericoli. Ci impedisce di fermarci a riflettere, guardare la tigre negli occhi, e riconoscerci nella sua forza. È la paura che ci fa cadere nel burrone ed aggrapparci ad un ramo di vite anziché salire su una quercia, ed è la paura che ci fa accontentare di una piccola fragola quando viviamo in una foresta ricca di frutti maturi.
Voglio far riemergere la tigre anche se spesso nella mia vita le circostanze e le convenzioni hanno lasciato spazio alla figura del monaco che si fa travolgere dagli eventi in una corsa inutile.
Voglio far riemergere la tigre perché, come le tigri adulte, voglio riuscire a risvegliare nei miei tigrotti quella curiosità e quel coraggio che permetta loro di attraversare la foresta della vita con la calma, la pacatezza e la consapevolezza della propria forza e del proprio coraggio.
Voglio far riemergere la tigre perché mi piacerebbe insegnare loro a rispettare l’ambiente e tutti i suoi abitanti e a non perdere il piacere del gioco nell’imparare.
Voglio far riemergere la tigre perché essa rappresenta il nostro passato ed il nostro futuro, ciò che siamo stati e ciò che diventeremmo e allora, perché fuggirla?
E i topi e la fragola, in questa interpretazione capovolta, che fine hanno fatto?
Per quel che mi riguarda i topi possono continuare a rosicchiare quell’inutile ramo di vite e per il resto…a noi tigri nemmeno piacciono le fragole!
Note sulle scelte grafiche:
La scelta delle immagini:
la foresta rappresenta la vita con le opportunità ed i pericoli
il volto di Martina (in una prestazione di karatè dove viene espressa al massimo la potenza) rappresenta la “nostra” tigre.
L’immagine finale, creata sommando i pixel delle singole immagini, vuole rappresenta l’unione del mondo esterno con il proprio io.
La scelta del colore riporta all’idea della tigre come pure i triangoli neri aggiunti all’ immagine.
Non sono stati disegnati i topi e la fragola in quanto, come specificato nel testo, sono ritenuti inessenziali.