2019
Ovidiu Costin Andrioaia

L’universo in un granello di sabbia

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Un uomo, nudo, cammina avanti,
i suoi piedi sono freddi nella sabbia
ma la mente è calda con il ricordo,
il ricordo di infinite montagne.

Camminare è pace,
per chi ha sempre corso.
Ma ti ringrazio, amico mio,
perché con te ho corso più veloce.

Con te, ero come un cavaliere:
il vento soffiava sul mio viso,
le mie gambe volavano sulla terra
e l’infinito freddo non mi spaventava.

Il ricordo addolcisce il presente,
perché mentre cammino, su questa infinita spiaggia,
vedo le orme di chi è stato, e di chi presto sarà.
Ma io non cammino solo.

Mentre le onde del tempo lavano questa spiaggia,
mentre le mie orme scompaiono nella sabbia,
io mi ricorderò sempre di te, amico mio.

Quando me ne sarò andato,
non ti crucciare.
Non aver paura,
Quando la terra ti chiama.

Perché io laverò questa spiaggia,
e soffierò sulle montagne,
e quando tutto questo sarà finito,
sognerò insieme a te.

Io, dormo. Tu, dormi. Tutti noi, dormiamo. Eppure ogni mattino, nel calore del nostro letto, qualcosa ci invoca di svegliarci, di aprire gli occhi, di lasciare la luce del giorno entrare, non solo dentro il nostro corpo, ma dentro la nostra mente. Lasciamo che, ogni mattino, il mondo ci riempia, come ha sempre fatto, di tutto ciò che ci circonda. Assopiti ci muoviamo verso il bagno, ci rimiriamo nello specchio, e guardiamo. Ma anche qualcos’altro guarda noi e, mentre iniziamo a vedere il suo viso, i suoi occhi, le sue mani, potremmo dire che quel qualcosa siamo proprio noi. Noi ci identifichiamo nel nostro corpo, tutto ciò che siamo, e che siamo sempre stati, si trova dentro questo piccolo grande contenitore di sogni, paure, idee e pensieri.
Cammino per le strade, lascio che l’aria riempia i miei polmoni e, mentre cammino, vedo persone, ma anche alberi, piante, uccelli, formiche e, nonostante tutte queste siano così diverse una dall’altra, esse si trovano tutte qui, in questo istante, e si muovono insieme a noi. E, nel mio camminare, anche io mi muovo insieme a loro e so che, in questa infinita danza, io sono parte di loro quanto loro sono parte di me, ed è in questi legami, infrangibili, che troviamo l’essenza dell’universo, sia quello che ci circonda, che quello dentro di noi. Perché se è vero che delle stelle, infinitamente distanti, formano il meraviglioso cielo sopra di noi, e delle molecole, infinitamente piccole, formano i tratti del nostro viso, allora anche i nostri pensieri, per quanto piccoli ed insignificanti essi siano, una volta collegati, creano una costellazione che splende con l’intensità della nostra volontà, e ha la forma della nostra anima.
Quanto mi è cara questa volta celeste, questa musica della mente, e quanto è grande la tristezza che mi colma al sapere, come le stelle svaniscono al sopraggiungere del giorno, che di questa musica rimarrà solo una distante eco, prima di diventare, infine, silenzio. Eppure ogni cosa, nel suo eterno movimento, lascia indietro qualcosa, e noi, dotati di così tante virtù e così tanti modi per suonarla, siamo forse più privilegiati di ogni altro essere. Possiamo ballare al ritmo della nostra stessa musica, e perderci nei nostri infiniti pensieri, e così come il fringuello lascia al mondo il suo cinguettio, ascoltato da ignari spettatori, anche noi possiamo così lasciare indietro le nostre stelle e, attraverso esse, continuare a vivere nelle costellazioni di chi vi si trova riflesso.
Nemmeno le stelle, però, mentre le osserviamo da lontano, rimangono mai ferme: esse continuano a ruotare intorno a noi, e anche le idee, come delle gocce di pioggia che increspano un sconfinato mare, hanno il tempo di un lampo, e la durata di un respiro. Non lasciamo che queste stelle si dissolvano nell’abisso, ma portiamole al petto, custodiamole come un tesoro, perché ogni onda, prima o poi, si dissolve, e così dimentichiamo mondi, e sotterriamo pensieri che invece, splendenti, vorrebbero uscire dal grembo della nostra mente, per poter brillare nell’universo esteriore, come in quello interiore.
Perché anche il nostro corpo, per quanto possa apparire forte, ha un tempo, e così come un pesco, che ogni anno splende con i suoi rosei fiori e gustosi frutti, nel sole caldo della primavera, anche noi abbiamo un tempo per brillare negli occhi di chi si degna di guardarci, e suonare nelle orecchie di chi è intento ad ascoltarci, e così come il pesco, che ora splende, e ora si ritira nel buio dell’inverno, anche il nostro corpo ci lascerà, e la mente si assopirà, e del più bello dei volti, e della più grande delle menti, non rimarrà altro che un granello di sabbia, nell’infinita spiaggia del tempo che, con le sue onde, continua a frammentarci e portarci sempre più vicini al mare.
Però questo mare, questo abisso a cui siamo tutti destinati, per quanto sconosciuto, non mi spaventa. Perché in cuor mio io amo la vita, e le persone che ho conosciuto, come la più buona delle madri, e il più gentile degli amori e, anche se non rivedrò mai più niente di tutto questo, trovo conforto che in questo sconfinato mondo, e infinito mare, io vi ho trovato, e voi avete trovato me, e se anche solo per un attimo ho potuto stringervi al petto, e guardarvi negli occhi. Allora il nostro legame è forte quanto quello che tiene insieme questo mondo perché, quando ami qualcosa veramente, essa non ti abbandona mai per davvero. Mentre la mia mente si dissolve, e il mio corpo torna alla terra, so che l’essenza che mi ha dato forza darà forza a centinaia di altre creature dopo di me, siano esse piccole, o grandi, e così, donerò al mondo ciò che il mondo ha donato a me, perché questa incantevole musica non è altro che silenzio, se nessuno l’ascolta, e dobbiamo dar a tutti la possibilità di danzare, almeno una volta, nel gran sogno che è la vita.
“Siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita” – William Shakespeare