2018
Michele Auletta

La mia batteria

[Voti: 2    Media Voto: 3/5]

L’idea di quest’opera parte dalla voglia di unire in un unico quadro tutti gli ambiti dell’arte, ovvero la musica, l’immagine, i colori e soprattutto l’identità dell’artista.
L’opera infatti non è soltanto ciò che noi vediamo, ma è soprattutto il modo in cui l’artista unisce l’immagine, il suono e i colori, creando alla fine una rappresentazione di se stesso e dei suoi sentimenti, delle sue emozioni, provate durante lo sviluppo dell’opera stessa.
Ho scelto quindi ciò che più mi rappresenta in ambito artistico: la mia batteria.
Ho iniziato a suonare la batteria attraverso un corso di avviamento musicale presso le scuole medie che frequentavo.
Inizialmente suonavo nella sezione ritmica principalmente brani jazz o rock.
Il mio primo brano è stato Knockin’ on Heavens Door dei Guns N’ Roses.
Quando mi capita di riascoltare questa canzone, magari casualmente alla radio, provo ancora una fortissima emozione, proprio come le prime volte che la suonavo.
Ho suonato poi vari brani come Gimme some Lovin’, Sweet Home Alabama, Piccola Stella senza Cielo e Sweet Home Chicago.
Successivamente ho iniziato l’attività di accompagnamento della sezione classica dei fiati, attività che poi è diventata per un lungo periodo quella principale.
Con i fiati suonavo brani di vario tipo, come l’Allegretto di Beethoven, Mission: Impossible Theme, Funkytown e New World Symphony.
Il mio brano preferito resta però i Pirati dei Caraibi.
Questo brano è in assoluto il più importante del gruppo, perché esso trasmette molte e forti emozioni, tanto che ai concerti veniva sempre richiesto come bis.
Le emozioni provate dai musicisti del gruppo suonando questa canzone sono indescrivibili, ma voglio comunque provare a raccontarle.
Il brano inizia con una parte più leggera, lenta e tranquilla, ma allo stesso tempo determinata, come una marcia.
Suonando questa parte si prova un senso di unione, in quanto ci si sincronizza tutti e ci si sente carichi.
Segue poi un cambio sostanziale, sia di velocità che di ritmo.
Questo ci trasmette una carica ancora maggiore e in questo punto si percepisce il grado di unione dei membri del gruppo: è fondamentale essere sincronizzati e non è facile rimanere tali durante le parti più veloci.
Proprio per questo motivo ho scelto di portare questo importante pezzo nella mia opera, rappresentando tramite l’arte dell’immagine le vibrazioni emanate dal mio strumento seguendo il ritmo.
Ho iniziato la rappresentazione della mia opera decidendo di ridurre al minimo lo strumento.
Mi sono chiesto che cos’è la batteria, e cosa hanno in comune i vari tamburi tra loro: sono tutti dei cerchi visti dall’alto.
Così ho deciso di rappresentare la batteria solo con la forma del cerchio.
Ho deciso però di minimizzare ancora la rappresentazione grafica, semplificando il cerchio in un insieme di punti, rappresentati attraverso la fillotassi, per sottolineare la purezza del suono, in quanto naturale.
Inoltre l’insieme di punti forma il cerchio, ma senza unire un punto con l’altro: questo cerchio aperto permette con più facilità al suono, alle vibrazioni e alle emozioni di partire dal tamburo e liberarsi, fino a raggiungere l’ascoltatore e chi guarda l’opera.
Sono passato poi alla parte più difficile, la rappresentazione dei suoni e quindi delle vibrazioni che escono dalla mia batteria.
Ho chiuso gli occhi e ho iniziato ad immaginare questa batteria, fatta di cerchi, e mi ha ricordato una batteria da tavolo.
Ho immaginato poi di percuotere con le bacchette questi tamburi, e per un attimo ho immaginato fossero contenitori di acqua: questo mi ha permesso di iniziare a sviluppare l’idea che le vibrazioni non sono altro che cerchi concentrici, che al suono della musica si colorano e si propagano, non solo per trasmettere il loro suono, ma per trasmettere l’identità dell’artista (in questo caso del musicista) che percuotendo i tamburi con le bacchette offre allo strumento la sua passione per la musica, le sue emozioni, la sua felicità di suonare e ascoltare.
Il risultato, vissuto in prima persona è quindi far parte di questa bellissima opera d’arte.