2018
Matteo Rinco

La giusta decisione

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Decidere.
Una parola che nella nostra vita ci accompagnerà sempre.
Ogni attimo della nostra vita ci costringe a prendere delle decisioni, più o meno importanti a seconda dell’età che attraversiamo.
Da piccoli la nostra decisone è condizionata dai genitori, ma quando cresciamo e riusciamo a pensare con la nostra testa prendiamo decisioni autonome.
Tali decisioni, però, devono essere condizionate dalla testa oppure dal cuore? La risposta la possiamo andare a cercare centinaia di anni fa, quando l’illuminismo e il romanticismo erano delle filosofie di vita.
Questi due movimenti politici e sociali erano completamente differenti, uno il contrario dell’altro.
Il primo condannava l’ignoranza, servendosi del sostegno della ragione e della scienza.
Il secondo, invece, si lasciava travolgere dall’impeto delle proprie passioni e dai propri sentimenti.
Queste due filosofie accompagnano l’uomo nel suo processo di crescita intellettuale e fisica.
Durante la fase adolescenziale siamo travolti dalla passione, dai sentimenti, dentro di noi sentiamo una forza in grado di cambiare il mondo e di distruggere le regole che ci limitano e quasi ci imprigionano.
Nell’adolescenza assomigliamo a Prometeo protagonista della tragedia greca “Prometeo l’incatenato” di Eschilo.
Infatti quest’ultimo è un titano ribelle che viene punito per aver donato il fuoco agli uomini, disobbedendo a Zeus.
Questa tragedia fu presa come spunto dal movimento Romantico nato in Germania che prese il nome di Sturm und Drang (Tempesta e impeto).
Finita la fase adolescenziale, quel sentimento di ribellione e di passione piano piano si affievolisce, con la dovuta crescita della razionalità e della ragione.
Infatti siamo più pacati e riusciamo a contenere quella passione, che prima ci travolgeva.
Tale processo fa parte della crescita, che ci porta ad essere uomini e a vivere in maniera serena e nel rispetto delle regole.
L’illuminismo guardava al futuro ed introdusse il concetto di progresso, che presupponeva l’abbandono della tradizione e dell’antichità.
L’uomo per natura è razionale e socievole, grazie allo studio delle leggi matematiche che governano la natura, dando armonia sia all’interno dell’individuo, sia tra più individui.
Il massimo esponente di tale corrente di pensiero fu Voltaire, un filosofo illuminista francese, che aveva una concezione di Dio particolare.
Ammetteva la Sua esistenza, ma negava la possibilità del miracolo, in quanto andava contro le leggi matematiche decise da Dio stesso.
Chi invece criticò fortemente il pensiero illuminista fu Joseph de Maistre un filosofo francese.
Predicò la salvezza mediante la fede e la tradizione, soffermandosi soprattutto sulla natura corrotta e cattiva dell’uomo.
Secondo De Maistre l’uomo aveva la necessità dell’autorità, della gerarchia, dell’ubbidienza e di essere sottomesso.
è possibile salvare gli uomini soltanto tenendoli a freno con il terrore ed è necessario purificarli mediante una sofferenza interrotta, umiliarli e renderli consapevoli della propria stupidità.
Possiamo riassumere il pensiero di Maistre con questa frase sul boia: “Togliete dal mondo questo agente incomprensibile, e nello stesso istante l’ordine lascia il posto al caos, i troni si inabissano e la società scompare”.
Questo pensiero racchiude la rabbia e il disprezzo di Maistre nei confronti del popolo e rappresenta il boia come unico salvatore, il solo in grado di mantenere l’ordine nella società.
Un’altra importante aspetto che mise in contrasto i due movimenti fu la concezione del Medioevo.
Infatti, molti autori romantici lo rivalutarono, a differenza degli illuministi che lo consideravano un’epoca barbara e selvaggia.
Per i romantici, durante tale periodo storico, la popolazione era guidata dalla fede a dal senso dell’onore.
Infatti fu esaltata la figura del cavaliere, dotato di grande coraggio e di spirito di sacrificio, colui che compiva imprese eroiche, non razionali, che animava una società piatta, che altrimenti avrebbe pensato solo al denaro.
Queste sono le tematiche che alimentano la nostra guerra interiore, questi due movimenti sono nati qualche secolo fa, ma riportano tematiche attuali perché in fondo l’uomo anche se più tecnologico, più acculturato rimane sempre lo stesso con la stessa forza e le stesse paure.
Le difficoltà del nostro processo di crescita risiedono proprio nel fatto di riuscire a controllare la nostra passione e lo spirito di ribellione, rendendoci persone civili che possono vivere e condividere.
Sarebbe però un grande errore accantonare completamente le nostre emozioni, perché l’istinto rimane sempre dentro di noi e a volte la decisione più giusta è presa con il cuore più che con la ragione.
NOTE SULL’OPERA: Ho voluto rappresentare la nostra fase di crescita fisica e mentale con l’illuminismo e romanticismo, quando si è più giovani si “pensa” con il cuore, mentre quando si diventa adulti si pensa più con la mente.
Da giovani si compiono azioni che da più grandi non rifaresti più, vivere avventure pericolose e non razionali, assomigliamo quindi a un cavaliere che compie imprese eroiche.
Quando cresciamo scegliamo la strada più sicura, fondata su pilastri razionali (leggi matematiche) che ci rassicurano e ci portano a essere più ragionevoli.
Questo si raggiunge tramite lo studio e la capacità di scelta.
Infine il boia è una citazione di De Maistre, filosofo che criticò entrambe le filosofie, avendo un giudizio negativo della società.