2019
Davide Bianchini

Inesistenza temporale

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“Vivi per essere la meraviglia e l’ammirazione del tuo tempo”
William Shakespeare

Il tempo è uno standard. Gli standard limitano le persone. Il tempo ci limita.
Rompete le catene imposte dal tempo.
Pensate: senza riferimenti naturali periodici, ci sarebbe il tempo? Immaginate un mondo dove il giorno e la notte non si susseguono in maniera definita ma bensì casuale. Esisterebbe il tempo?
Ecco, io credo che il tempo non esista, che sia solo una convenzione, qualcosa di astratto che noi stessi ci imponiamo. Spesso sento lamentele come “non ho tempo”, “se avessi più tempo”… Ma allora perché imporsi qualcosa che ci fa male, che ci opprime, che ci limita? Ripeto: “Vivi per essere la meraviglia e l’ammirazione del TUO tempo”. Il TUO tempo sei tu. Bisogna pensare al tempo non come ai giorni, le ore, minuti… ma come un blocco unico che non è altro che la tua stessa vita, il tuo tempo.

Uso in generale la parola “standard” per parlare di consuetudini, di abitudini sociali, routine, tutto ciò che limita il nostro essere. Quante volte facciamo cose che non vogliamo, che non ci appartengono ma le facciamo solo perché “è giusto così”, “mi sembra corretto”, “l’ho sempre fatto” … Basta! Esci da questa tua prigione mentale, prenditi il tuo tempo e fai ciò che ti rende felice e unico, perché questo è quello che serve. Sia a te, sia al mondo.

Molte volte il tempo viene usato come scusa, come capro espiatorio. Troppe persone hanno paura di costruire, si nascondono dietro alle parole fortuna speranza, e non agiscono. Non è sbagliato pensare al futuro, anzi! Però il futuro non è fortuna. Il futuro è tuo come il tuo tempo, te lo crei! Lo crei vivendo, ovvero mettendo da parte tutte le cose futili che ti costringono a essere qualcun altro e ad avere limiti.

Sono un musicista e, come tale, dire che il tempo non esiste è una blasfemia! Eppure anche nella musica, a mio parere, il tempo è soggettivo. Quante volte avete visto e sentito esibizioni dove tutto era perfetto che però… non vi hanno colpito, non vi hanno lasciato nulla. Emozionare vuol dire rompere, oltre la quarta parete, anche la quinta, ovvero il muro che ti sei costruito dentro di te, quello che ti impedisce di osare.

Il tempo è una prigione dove spesso ci sentiamo al sicuro perché tutto ci sembra sia come deve essere, tutto è organizzato, tutto sembra facile. Ma si sa che le cose facili non sono quelle belle, serve di più nella nostra vita che sentirsi al sicuro, sentirsi a posto. Come ho detto prima, bisogna costruire, osare, essere se stessi e uscire da convinzioni imposte socialmente da altri nonché da limiti e doveri autoinflitti.
Tu sei tu e sei il tuo tempo, il tempo sei tu; lascia che tu, ossia il tuo tempo, si liberi da prigioni mentali. Tutto è possibile se la tua testa e il tuo cuore non portano catene ma ali. Vola sul tempo.

Stormi di uccelli nel buio
ognuno la sua gabbia
una prigione li divora.

E con le ali di pietra
e con il cuore in catene
oscurità, freddo.

E come un fulmine che squarcia la terra,
sradica le sue nere catene
e vola al di là.

(Davide Bianchini)

Spiegazione del titolo e dell’opera

Ciò che voglio esprimere è l’assenza del tempo.
Inesistenza ovvero assenza della realtà, temporale ovvero legato al tempo e alla precarietà, nonché alla condizione climatica.
L’opera rappresenta un orologio, il quale viene rotto da un temporale e, dalla crepa, spiccano il volo degli uccelli. Come sfondo ho scelto la “Relatività”, un’opera di Maurits Cornelis Escher che, per me, rappresenta una prigione mentale con un tocco di introspettività.
Gli uccelli siamo noi esseri umani, che siamo imprigionati dal tempo (l’orologio) e solo a causa della pioggia, di un cambiamento introspettivo, come è la mia visione della pioggia, si possono liberare le proprie ali e uscire da questa prigione mentale. Volare via, essere migliori.