2019
Nicolò Salaorni

Il teatro umano

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“Considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ciascuno deve recitare la sua parte.”
Un palcoscenico… un palcoscenico poiché, ognuno di noi, proprio come nel teatro, recita la sua parte che altro non è, sinteticamente, che il nostro modo di essere. Recitare… Recitare perché anche dopo un’attenta riflessione riguardo la nostra società o più precisamente il nostro modo di interagire con le altre persone, che risulta irrimediabilmente influenzato da essa, (grazie alla lettura del libro “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello) ho capito quante alterazioni della personalità vi fossero nell’essere umano. Recitare è e non è forse il termine più indicato da utilizzare poiché sembra suggerire il fingere di essere qualcuno, qualcosa o qual si voglia ma alla fine noi crediamo appunto di essere uno per noi stessi e per gli altri, quando siamo invece composti da tanti individui diversi, a seconda della visione di chi ci guarda. Tendiamo così a fissarci in una realtà che noi stessi ci costruiamo, in una personalità coerente e unitaria, quando questa altro non è che un’illusione in piena regola, scaturita dal sentimento soggettivo che ognuno di noi ha del mondo.
Mi spiego: ogni persona vede l’altro secondo una sua personale prospettiva così creandone una determinata forma la quale può essere, o non essere, conforme a quella che ognuno di noi ha di se stesso. Tutti noi abbiamo la presunzione che la realtà, qualunque sia il modo in cui questa ci appare, debba essere e sia uguale anche per tutti gli altri. Senza il minimo sospetto che tutta la realtà che ci sta attorno non ha per gli altri maggiore consistenza del fumo di una sigaretta.
Senza divagare troppo su cosa sia, o non sia reale, per noi o per gli altri, bisogna prima di tutto riflettere sulla parte che noi stessi ci troviamo a recitare. Mi sembra chiaro che vi possano essere più interpretazioni riguardo il significato da dare a tale frase; il mio modesto pensiero è che recitare non stia a significare un’azione in sé, quanto piuttosto una parte di sé stessi che in un determinato momento ciascuno noi può arrivare ad interpretare. Soprattutto durante l’adolescenza (nel momento quindi in cui si è chiamati a sviluppare un proprio io) veniamo condizionati dai personaggi che ciascuno di noi prende a riferimento. Questo influenza pertanto il nostro modo di essere, di pensare, di esprimersi, di comunicare e talvolta addirittura il modo di vestirsi! Recitare è dunque un atteggiamento relativo al contesto nel quale ci troviamo, nel momento in cui sviluppiamo nostre passioni o frequentiamo determinate persone. Non ci si vedrà mai come un attore che finge di essere qualcosa o qualcuno che in realtà non è, quando probabilmente tempo dopo, uno, cinque, dieci anni, di quel momento vi sarà un ricordo diverso.
Anche gli altri probabilmente ti vedono in un modo nel quale non ti riconosci e ti danno un aspetto destinato a rimanerti estraneo. Un aspetto che, pur essendo in te e pur essendo il tuo per loro (un tuo che dunque non è per te!), e una vita nella quale (pur essendo la tua per loro) tu, io e nessuno può cambiare.
Come ho detto in precedenza, considero il mondo come un palcoscenico. Per quale motivo? Beh, perché talvolta le forme di cui è composto il nostro io sono una trappola dalla quale è difficile liberarsi, creata dalla società in cui viviamo e di cui è fatto il mondo. Questa società dunque ci etichetta, ci obbliga ad indossare delle maschere (tornando al palcoscenico…) di cui senza non saremmo che nessuno. Proprio per questo, tali forme vengono da noi vissute come un carcere.
Spesso ci soffermiamo maggiormente su ciò che pensano gli altri di noi, quando invece dovremmo semplicemente riflettere su come noi stessi ci vediamo. Bisognerebbe, attraverso un autentico lavoro su sé stessi, cercare di sviluppare una maggiore autostima e consapevolezza di noi stessi, lasciando perdere il giudizio che gli altri possono avere su di noi. Come ho detto in precedenza, non si può cambiare il modo in cui le altre persone ci vedono ma si può cambiare il modo in cui noi stessi ci vediamo!
“Io volevo esser solo in un modo affatto insolito, nuovo. Tutt’al contrario di quel che pensate voi: cioè senza me e appunto con un estraneo attorno.”
Luigi Pirandello

Descrizione dell’opera:
La cornice altro non è che il mondo rappresentato come un palcoscenico.
Ogni maschera all’interno del quadro è di uguale forma e di diverso colore; ciò sta a significare che siamo uno e allo stesso tempo tanti individui diversi, a seconda di chi ci guarda.
Lo sfondo è di colore scuro poiché rappresenta l’estraneo dentro di noi. Questo estraneo vive per gli altri e noi non possiamo conoscerlo, gli altri lo vedono vivere e noi no.