2018
Leonardo Rocca

Il disegno mai finito

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Prova a pensare di trovarti in una stanza buia, dove non c’è nulla se non l’oscurità più totale.
Una stanza in cui tutto ciò che immagini prende forma e spazio, adattandosi ai tuoi pensieri.
Dal buio immagini spuntare una luce, che ti mostra il nulla di quel luogo ancora vuoto, in cui potrebbe prendere spazio un mondo intero.
Ecco apparire una forma sferica: un pianeta bianco, spoglio, semplicemente liscio e vuoto.
Questo senso di vacuità porta la nostra mente ad aggrapparsi a ciò che ci è più familiare.
A quel punto la sfera diventa verde: cresce l’erba, i fiori popolano prati infiniti e rigogliosi.
Un’ immagine ancora troppo piatta e limitata, la nostra immaginazione si spinge oltre, crea forme più complesse ed elaborate: spuntano le prime montagne ed i primi alberi, come a voler saziare la nostra più primitiva forma di espressione creativa.
Ora l’immagine è in rilievo, ma come le forme si spingono in alto, devono anche puntare alle profondità di questo mondo: il nostro mondo ha bisogno di crateri, che a loro volta però creano altro spazio da riempire, riempire con l’acqua, i mari ed i laghi prendono così forma.
Ora quell’immagine, così spoglia all’inizio, ha una forma più familiare, anche se non abbiamo ancora iniziato a dar sfogo alla nostra creatività.
La nostra mente viaggia e cerca in un mondo vuoto figure simili noi, altri individui uguali a noi; e dove non ne trova, ne crea: altre persone ora popolano questo mondo appena nato.
Prendono vita forme, colori, schemi che si ripetono e generano un’armonia visiva nelle cose; il mondo si anima, non è più vuoto.
Ora la nostra immaginazione è libera di creare qualunque cosa dandogli una forma, un colore ed uno schema che deve rispettare.
Più il mondo si riempie, più gli schemi iniziano a ripetersi ed anche le forme più complesse si generano, combinando altre forme con strutture diverse ma che gli permettono di coesistere.
Formule fisiche, matematiche e chimiche iniziano a dare un senso a tutto ciò che prima era inanimato: è come se il nostro quadro ora avesse preso vita, un’immagine quasi reale per quanto vasta ed immaginata.
Dove adesso la nostra creatività sarebbe in grado di immaginare cose che prima non avremmo nemmeno pensato realizzabili, in quanto la nostra visione iniziale era limitata.
Ora le regole con cui abbiamo dato vita a questo mondo ci limitano nel portarlo ad un livello superiore, un livello creativo ed astratto, destinato a rimanere tale a causa di quei teoremi che prima ci permettevano di generare con armonia gli oggetti ed ora ci impediscono di rompere quei capisaldi che animano il nostro mondo.
Perché l’acqua deve scorrere verso il basso? Perché alle persone non è concesso di galleggiare nell’aria? Come mai solo certi animali devono possedere ali, branchie o altre caratteristiche che se applicate anche sugli altri esseri viventi renderebbero tutto più libero e divertente? Perché alcune immagini si possono solo sognare e non realizzare? Perché tutto deve essere limitato a questo solo mondo e perché questo mondo deve essere così limitato? Tutto ciò che prima sembrava così bello, animato, libero e creativo, ora lo si guarda con un senso di tristezza, come se quanto creato fino ad ora, venga dato per scontato: un trampolino dal quale la nostra creatività vorrebbe saltare, ma che purtroppo svanisce per poter assecondare quelle regole ora hanno il solo scopo di limitarci.
Col tempo questo senso di tristezza ci porta a volere più di quello che abbiamo e non ci rimane altro che rompere gli schemi per crearne di nuovi.
Tutto inizia a sgretolarsi e scomporsi all’infinito fino a tornare a quelle forme primitive che costituivano il nostro disegno iniziale.
Ora è tutto vuoto, come all’inizio, ora la visione d’insieme da nuovamente spazio alla nostra fantasia, accompagnata da un senso di libertà espressiva che credevamo di aver perso.
Tutto da capo, il nostro nuovo mondo riparte dalle basi, basi nuove, forme nuove e regole nuove.
La soddisfazione di aver dato vita quello che volevamo creare fin da subito, ma che non ci era stato permesso.
Mentre il tempo passa, la nostra mente inizia nuovamente a formulare regole, desideri che vorremmo realizzare.
Più creiamo, più ci rendiamo conto che la nostra immaginazione non può essere saziata e questo mondo torna a suscitare, come il primo, quel senso di incompletezza e tristezza che ci spinge a voler ricominciare da capo e fare meglio, fare di più.
Quant’è vero che la nostra immaginazione non ha fine, come può, allora, il nostro disegno immaginario averne una? Spiegazione del disegno: Partendo da sinistra la prima sfera rappresenta il mondo nel suo primo stato (“…a quel punto la sfera diventa verde: cresce l’erba, i fiori popolano prati infiniti e rigogliosi.”).
La seconda indica uno stato più avanzato (quello dove compaiono i crateri con l’acqua o mari che dir si voglia).
La sfera centrale rappresenta la terra finita ma sprovvista delle regole e criteri armonici di costruzione.
La quarta sfera rappresenta la terra completa di tutto ma in fase di distruzione.
La quinta sfera è stata utilizzata per dare quell’effetto di smantellamento della quarta sfera per poter mascherare parte di essa con la texture di sfondo.