2018
Lorenzo Biondani

Il cibo della vita

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L’idea dietro a questo progetto, che mi ha spinto a fare questo lavoro che definirei particolare, in quanto la spiegazione di esso può risultare complessa visto che può essere interpretata in molti modi diversi, è quella di comparare l’obbiettivo di un gioco molto comune e conosciuto chiamato snake, con la vita e le esperienze di noi umani. Potrebbe sembrare una scelta molto azzardata e forse lo è, cercherò comunque di essere il più esaustivo possibile.

Partendo dal concetto di cibo, che può essere visto come vero e proprio alimento, o come molte altre cose che ci fanno crescere, che ci sviluppano, uno degli esempi che mi è subito venuto in mente sono le esperienze, che si traducono in conoscenza. Nell’ opera svolta, quindi, il serpente rappresenta un essere umano, in cerca di sviluppo fisico e mentale ed il cibo che è sparso nel canvas ne è la fonte. Una cosa che si può subito notare è lo sfondo, un gradiente verticale che transisce tra il colore arancio e il blu, questo ovviamente non è fatto casualmente visto che la testa del serpente è appunto arancio e il resto del “corpo” è di colore blu, questo rappresenta che in vari momenti della vita ci sono fasi di sviluppo fisico e altre di sviluppo mentale, l’ arancio rappresenta quindi lo sviluppo mentale attraverso le varie esperienze della vita, mente il blu rappresenta quello fisico, visto proprio come cibo necessario per sopravvivere. Il centro di questo gradiente rappresenta un equilibrio che tutti vanno a ricercare, in poche parole uno stato di benessere mentale e fisico, che si scompare allontanandosi da esso. Un’altra cosa che si può intuire è che giustamente il cibo viene mangiato dalla parte arancio del serpente, questo sta a rappresentare che senza una certa motivazione mentale, uno sviluppo fisico non può avvenire nel modo corretto, basti pensare all’ uomo primitivo che prima di mangiare un cibo doveva capire se era edibile oppure se poteva provocargli la morte. Continuando l’osservazione si può notare che con il passare del tempo il cibo diminuisce sensibilmente, solo il 20% del cibo mangiato, infatti, si ricrea, in quanto da piccoli gli stimoli esterni sono tutti significativi, mentre più il tempo passa, meno sono le nuove cose da scoprire, la fine del cibo indica quindi la morte. Questo lega la voglia di conoscenza, chiamata più semplicemente curiosità con il fatto che quando finisce quella, finisce anche la nostra esistenza, visto che l’uomo dal momento della nascita fino a quello della morte è pieno di curiosità e voglia di sperimentazione. Il movimento è completamente casuale, in quanto nessuno sa quale sia “la via più facile” per raggiungere il cibo, alcune volte infatti il serpente ci metterà molto tempo a raggiungere la lunghezza di 100 necessaria per fermarsi, altre volte sarà molto più veloce, non tutti infatti siamo uguali e molte volte le scelte che facciamo non sono le migliori, ma sono le nostre scelte, spinte dalla nostra opinione e dal nostro senso critico, carattere, esperienze passate etc. L’opera rappresenta anche una sorta di sopraffazione che si inizia a notare verso la fine, infatti all’ inizio la lunghezza del serpente è solamente 3, mentre poi, piano piano, arriva a dominare una grande parte della schermata e, se lo lasciassimo andare continuerebbe fino all’ inevitabile esaurimento del cibo. Come si può notare anche la fine dell’opera è sempre diversa, infatti non esiste alcuna persona che abbia avuto le stesse identiche esperienze di un’altra, poiché “ognuno mangia cibo diverso”.

Questa era la spiegazione principale del progetto e del motivo per il quale è stato fatto, sperando di essere stato capito e sperando che nel frattempo il serpente abbia finito anche da te di mangiare tutto il cibo. Aggiungo che non ho implementato il fatto che se il serpente passa sopra se stesso muore per ovvi motivi in quanto avrei dovuto implementare un sistema di previsione dei movimenti, altrimenti sarebbe morto il 99% delle volte senza portare a termine l’opera e avrebbe tutto perso il significato.